Gli ultimi
quindici anni hanno visto la nascita di nuove concezioni pedagogiche ed
educative. Oltre che dell'oralismo si è cominciato a parlare d'educazione
bilingue e del metodo bimodale.
Nell'ambito dei metodi
oralisti ci sono diverse metodiche che hanno in comune la convinzione
che il gesto uccide la parola e quindi non usano la lingua dei segni. Il limite
di alcune metodologie esclusivamente oraliste è quello di privilegiare tra i
molteplici aspetti del linguaggio solo quello articolatorio, puntando molto
sull'articolazione e poco sulla comprensione, infatti lo stesso arricchimento
lessicale è programmato in base alla difficoltà di pronuncia delle parole non
tenendo in nessun conto il valore semantico. In questo modo la sordità è
considerata solo in una prospettiva riabilitativa da un punto di vista clinico:
diagnosi, grado di sordità, protesizzazione e logopedia. Si cerca con
insistenza di “normalizzare” il bambino sordo facendolo assomigliare al bambino
normoudente: la questione più rilevante è che al bambino sia insegnato a
parlare bene.
Anche il metodo
bimodale condivide l'obiettivo che il bambino sordo raggiunga una
competenza nella lingua parlata e scritta il più simile possibile ad un bambino
udente; condivide invece con il metodo bilingue la convinzione dell'integrità
della facoltà di linguaggio nel bambino sordo. Si utilizza la modalità
visivo-gestuale ma con la sintassi identica all'italiano parlato.
Nell' educazione
bilingue il bambino viene esposto alla lingua vocale e alla lingua dei
segni in contesti separati o da due fonti diverse.
Nel caso del
bambino sordo non si può parlare di bilinguismo simultaneo in quanto
l'apprendimento della lingua parlata procede più lentamente di quello della
lingua segnata. I bambini sordi possono in pratica acquisire prima la lingua
dei segni e più tardi la lingua parlata e scritta divenendo quindi bilingui. Resta
completamente aperto il problema di come insegnare la seconda lingua: comunque
chi sceglie di occuparsi della formazione dei sordi non può ignorare che le tecnologie
informatiche possono permettere a chi manca del canale uditivo di
ricevere il messaggio comunicativo anche in altre modalità, favorendone così lo
sviluppo linguistico e cognitivo, minimizzando l'handicap.
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